14/01/12

LA BAMBINA CON IL PIEDE DI LUNA (una favola della buona notte con immagini da colorare)

C'era una volta una regina che voleva tanto avere una bambina, e per questo aveva perso il sorriso e piangeva giorno e notte. 

Una sera uscì a fare una passeggiata, e camminò camminò finché non arrivò sulla riva di un fiume. Si sedette sulla sponda e si mise a guardare il cielo, sempre piangendo e lamentandosi.

Il cielo era sereno e la luna brillava tonda come una moneta d'oro, tanto grossa che sembrava di poterla toccare. Non tirava un alito di vento e la luna si rifletteva nell'acqua come in uno specchio.

La donna piangeva, piangeva, e una lacrima cadde nel fiume, mentre ella diceva:

Oh, se potessi avere una bambina con gli occhi trasparenti come l'acqua, i capelli neri come la notte, la pelle bianca come la luna! Sì, voglio una bimba di luna!


Dall'acqua guizzò all'improvviso un pesciolino d'oro e d'argento e, con grande sorpresa della donna, cominciò a parlare:

La Luna ha ascoltato la tua preghiera e vuole esaudirla: avrai una bambina con gli occhi trasparenti come l'acqua, i capelli neri come la notte, la pelle bianca come la luna. Ma ad una condizione: la crescerai fino a quando compirà i cinque anni, e quel giorno qualcuno verrà a prenderla.
Ti sta bene?

Era tale il desiderio della donna di avere una bambina, che non ci pensò due volte e disse subito di sì.

Di lì a poco la regina scoprì di aspettare un bambino e ne fu così felice da dimenticare tutto il resto.

Come aveva previsto il pesciolino, la donna diede alla luce una bambina con gli occhi trasparenti come l'acqua, i capelli neri come la notte, la pelle bianca come la luna. Ebbe però una sorpresa: il piedino della bambina era piegato verso l'interno, come uno spicchio di luna.
Ma la gioia era così grande che nessuno se ne preoccupò.

La principessa ha il piede di luna!, disse la levatrice, e la bimba fu chiamata Lunetta.

Una sera la regina fece un sogno spaventoso: le faceva visita una vecchina con i capelli d'argento, la pelle bianca come il latte e la veste rossa come la luna di sangue.  

Quando Lunetta compirà i cinque anni, io verrò a prendere la bambina, le disse.

La povera Regina si svegliò in lacrime, si ricordò del patto e corse subito al fiume. Arrivata lì, si sporse sulla riva e chiamò a gran voce il pesciolino d'oro e d'argento:

Pesciolino, pesciolino d'argento,
ho fatto un patto e me ne pento!
Pesciolino, pesciolino d'oro,
non voglio perdere il mio tesoro!

Tanto chiamò e tanto pianse, che avrebbe sciolto un cuore di pietra. Il pesciolino si mosse a compassione, mise la testolina fuori dall'acqua e le disse:

Non essere triste, mia regina,
c'è una speranza per la bambina:
ma perché il patto sia cancellato,
il piede di luna va raddrizzato.

La regina raccontò tutto alla levatrice, la quale in realtà era una fata molto potente. Ella ascoltò con attenzione, sorrise alla regina e le rispose:

Mia Regina, forse so come raddrizzare il piedino della principessa: in cima ad un'alta montagna vive il gigante Manoforte, che ha imparato dal mago Setteponti una potente magia, capace di raddrizzare qualunque cosa. Da ogni dove le mamme gli portano i loro bambini: a quella raddrizza il naso gobbo, a questo sistema l'occhio strabico, a quell'altra ancora liscia i riccioli  ribelli.
Portagli la bambina insieme a queste magiche bende: lui saprà cosa farne.

La regina mise le bende in una borsa, prese in braccio la bambina e, senza dire niente a nessuno, si mise in viaggio per la montagna del gigante Manoforte. Camminò per tre giorni e tre notti, senza mai fermarsi, finché non giunse a destinazione.

Il gigante, appena vista la bambina, capì quello che era successo e chiese alla regina se non avesse qualcosa da dargli. La donna gli mostrò le magiche bende, lui le guardò per bene, rigirandole nelle mani con attenzione, poi le disse: Ci penso io!

Massaggiò per alcuni minuti il piedino della bambina, lo avvolse nella benda e pronunciò la formula magica:
Astragalà, astragalì, astragalò,
il piede dritto io farò.
Astragalà, astragalì, astragalù,
lo spicchio di luna non c'è più.
La benda brillò di un bagliore accecante e diventò dura e lucida come il marmo.

Riporta qui la bimba fra sette giorni, disse, e la mandò a casa. La regina avrebbe voluto qualche rassicurazione in più, ma non fece domande, perché aveva capito che il gigante era un tipo di poche parole.

Manoforte cambiò le bende ogni settimana per un mese, sempre ripetendo la formula magica, infine le srotolò un'ultima volta, mostrando alla regina un piedino nuovo di zecca. La donna era sbalordita: era dritto come un fuso e nessuno avrebbe creduto che un mese prima era un piede di luna!

Ma si può fare di meglio!, disse il gigante Manoforte, e punse il piedino con una bacchetta fatata. 

SDENG! 

Si sentì un forte schiocco e il piedino scattò con la punta all'insù, come un soldatino sull'attenti. Ecco, ora è proprio uguale all'altro, le disse con un largo sorriso.

La regina non stava nella pelle dalla gioia, e corse subito a casa per mostrare a tutta la corte il piedino nuovo della principessa Lunetta.

Tutto sembrava andare per il meglio, ma dopo pochi mesi la regina si accorse con grande preoccupazione che il piedino ogni mattina era un po' meno dritto della sera precedente.

La povera donna fu presa da una grande paura: se non si faceva qualcosa, prima dei cinque anni sarebbe certo tornato un piede di luna!

Riportò di corsa Lunetta dal gigante Manoforte, il quale, appena visto il piedino, esclamò:

Ahi! Un altro scherzo del folletto Recidivo!

Dovete sapere, cari bambini, che Recidivo era un folletto brutto e antipatico, nemico giurato di Manoforte fin da quando erano bambini e il gigante era il preferito della maestra.

Un giorno Manoforte gli raddrizzò per gioco un punto di domanda, Recidivo se la legò al dito e da allora gli faceva un sacco di dispetti. Manoforte non poteva mettere dritto un quadro, che subito lui lo riportava di traverso. Se Manoforte ti raddrizzava un dente, stai sicuro che Recidivo te lo rifaceva più storto di prima. 

Venuto a sapere del piedino della principessa, decise che quella era l'occasione buona per farla pagare al gigante, per cui ogni notte si intrufolava di nascosto nella stanza di Lunetta per girarle il piedino dalla parte sbagliata.

Il gigante Manoforte disse alla regina: Non temere, conosco una magia che fa al caso nostro.

Mise ai piedi della bimba i famosi sandaletti del mago Setteponti, poi allungò una mano nel cielo e raccolse un arcobaleno. Quando lo attaccò alle scarpette, esso brillò con lampi di mille colori, poi si trasformò in una barra di metallo duro e lucente.

Al folletto Recidivo
mancherà il suo diversivo!

La mamma mise ogni sera a Lunetta le magiche scarpette, finché non arrivò il giorno del suo quinto compleanno.

La regina organizzò una grande festa, invitando tutti i bambini del regno. C'era una torta di fragole e panna grande come una casa, montagne di pasticcini al cioccolato e fiumi di succo di frutta. La reggia era invasa da centinaia di piccole pesti, che giocavano a rincorrersi nei corridoi e per le scale, facendo un gran baccano.
Anche la principessa correva e saltava da tutte le parti, confondendosi tra gli altri bambini come un'ape in un alveare.

Giunse la sera e sorse la luna, tonda come una moneta d'oro e rossa come il sangue.

TOC TOC... Si sentì bussare alla porta. 

I servi corsero ad aprire e si trovarono di fronte una vecchina con i capelli d'argento, la pelle bianca come il latte e la veste rossa come la luna di sangue.

Dov'è la bambina? Sono venuta a prenderla.

La regina le rispose gentilmente:

Prego, prendete pure la bambina con il piede di luna.

La vecchina entrò e si guardò intorno: c'erano centinaia di bambini che giocavano, correvano, saltavano sui loro bellissimi piedini nudi. Ovunque si vedevano piedi dritti come fusi, e nessun piede di luna.

La vecchia capì che non c'era nulla da fare, sparì in una nuvola di fumo e non la videro mai più.




(la favola è di Roberta Puccina, le immagini sono tratte dalla rete)




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